PROGETTO GILANIA / RELAZIONI2007
 
 
 
  RELAZIONI CONVEGNO  
 
 

Il pregiudizio che impedisce l'incontro:
valori patriarcali e matriarcali


Dott.ssa Elena Dragotto
 
Il passaggio epocale nel quale stiamo vivendo ci confronta con la necessità di riconsiderare sia l’identità di genere che i ruoli e le relazioni tra i sessi per rispondere adeguatamente all’attuale istanza dell’esistenza che è il confronto con la complessità – “…..non è il mondo ad essere più complesso, ma sono gli uomini ad avere gli occhi per vedere la complessità….” (Christian Boiron) - e con la messa in discussione dei valori patriarcali che da millenni hanno forgiato i pensieri, le culture, i modi di agire, di educare, di essere e le basi del vivere sociale.
Non è più il ruolo a dare l’identità, ma c’è ormai la necessità di trovare una nuova identità più rispondente alla complessità interiore ed esteriore. Questa nuova condizione ha creato, sia negli uomini che nelle donne, disorientamento, vulnerabilità, dolore, estraniamento, lontananza, incomprensione, giudizio e pregiudizio.
L’incontro e la relazione tra i sessi diventa cruciale e non più data per scontata nelle modalità e nelle aspettative, ma sono ancora i valori patriarcali ed i nuovi valori matriarcali, nati con il femminismo, a gestire spesso le relazioni e le vite degli uomini e delle donne. Sono questi valori che rendono difficile una relazione tra i sessi che sia rispettosa e rinforzante le reciproche diversità quali possibili arricchimenti. E’ ancora un confronto sui valori a gestire la relazione ed il comportamento di uomini e donne, dove ciò che appartiene al mondo maschile – struttura, linearità, azione, razionalità, focalizzazione, competitività, forza, volontà, efficienza costante, conoscenza, ecc. - continua ad essere considerato “migliore” rispetto a quelli che da sempre sono i valori del femminile - fluidità, magnetismo, essere, ciclicità, immaginazione, sentire, concezione, percezione, accoglienza, saggezza, maternità.
 
IL PATRIARCA INTERIORE
La presenza in ognuno di noi dei valori patriarcali ha radici nella cultura millenaria che ancora permea la visione, il pensiero e l’agire della società odierna, tramandata in famiglia attraverso l’educazione generalmente di madre in figlia/figlio.

Cosa si intende per valori patriarcali?
Tradizioni, regole e leggi che si riferiscono agli ultimi due e più millenni di storia. Il rischio di questi valori, nel loro aspetto negativo, è quello di considerare le donne come inferiori all’uomo, non avere fiducia che la donna possa compiere qualcosa di importante da sola; e di rendere l’uomo confuso e refrattario nei confronti dei cambiamenti sociali dove le donne spesso competono per gli stessi ruoli che un tempo erano di esclusiva maschile sia nella società che nei rapporti interpersonali.
Ma in che maniera incidono nell’una e nell’altro nei comportamenti e nelle relazioni tra di loro?

Dagli anni del femminismo le donne hanno iniziato sempre più a volere per loro stesse spazi più ampi e riconoscimenti al di fuori dei limiti angusti della relazione di coppia che le relegava al restrittivo ruolo di mogli e madri, o nel lavoro in cui da sempre ruoli di alta responsabilità e soprattutto certi ruoli legati al potere, erano per tradizione prettamente maschili. Inoltre la donna ha rivendicato un maggior legame e potere sul proprio corpo e una maggiore indipendenza rispetto alla propria vita sessuale. Da quegli anni molti spazi si sono creati per le donne ed anche la relazione tra uomini e donne e la relazione di coppia hanno subito profondi cambiamenti. Ma è veramente così? O noi donne stiamo vivendo in una grande illusione, l’illusione dell’emancipazione, causa di tanto malessere e tanto disagio?
In realtà sembra proprio che la donna, colta forse di sorpresa e non ancora preparata ad “entrare in società” e non avendo esempi a portata di mano, stia in realtà seguendo modelli maschili per gestire la sua quotidianità: livello di efficienza costante, estraniamento dalla ciclicità del proprio corpo e allontanamento dai propri valori femminili - di cui sopra; e stia sfruttando a proprio discapito quella capacità che le è propria di poter gestire contemporaneamente molte attività.
D’altra parte la pubblicità, specchio spesso dei valori imperanti, cosa ci mostra? Pillole fantastiche che alleviano immediatamente i dolori mestruali permettendo alla donna di ritornare ad essere impegnatissima; assorbenti che rinnegano non solo il colore delle mestruazioni ma anche le mestruazioni stesse, assorbendo talmente tanto che alla fine ci si dimentica di essere mestruate: non è forse questo il rinnego della diversità, della peculiarità, del valore e dei bisogni della donna?
L’illusione è che tutti questi rimedi servano ad affrancare la donna dal “dolore”, in realtà credo che sia l’ennesima trappola del pensiero patriarcale: se tu donna vuoi entrare a far parte del “mondo degli uomini”, devi essere un uomo e funzionare come lui, perché gli uomini ed il loro modo di agire valgono di più e sono più affidabili delle donne e del loro modo di essere. Ed ecco allora che i dolori mestruali, gli sbalzi ormonali, ed addirittura la maternità diventano qualcosa di “imbarazzante”, di sminuente agli occhi della cultura patriarcale, in particolare negli ambiti che escono dalle mura domestiche, dell’ “efficienza e della linearità a tutti i costi” che ha a che fare qualche modo con la necessità, in fondo in fondo, di “dimostrare”, comportandoci come “veri uomini”, che noi donne questa uguaglianza ce la meritiamo.

Ma è vero che per entrare nella società ed avere una posizione di uguaglianza con l’uomo, intesa come rispetto e uguale valore della propria diversità, la donna deve rinunciare ai suoi valori femminili? Spesso sembra essere così, ed allora non è veramente cambiato niente in termini di valore; ma il mio obiettivo è quello di smascherare, attraverso il mio impegno professionale, questo grande imbroglio che impedisce realmente alla donna di contribuire ed arricchire con la sua peculiare presenza tutto ciò che è la vita, cercando nuove risposte alla complessità anche nella saggezza delle sue radici di donna senza pertanto rinnegare le proprie qualità femminili.

Ma qual è il peso della cultura patriarcale per gli uomini? Anche gli uomini si trovano ad affrontare il profondo disorientamento causato da una cultura che a fronte della nuova complessità, ha mostrato i suoi limiti e le sue trappole, ed anche per loro è difficile individuare modelli nuovi senza farsi attrarre da vecchie e più semplici e soluzioni.
Il patriarca interiore, i valori patriarcali interiorizzati, non ha permesso all’uomo di aprirsi al suo mondo emotivo, ma anzi c’è giudizio rispetto al considerare le emozioni come un valore nelle relazioni. Pertanto essere sensibili, a contatto con le proprie emozioni “è da femminucce” o peggio ancora “da omosessuali”. Inoltre l’uomo continua ad essere schiavo del valore della prestazione, tanto che spesso di fronte ad un mondo femminile sempre più indipendente, sceglie di giocare i vecchi ruoli in relazioni con donne provenienti da culture non ancora totalmente “emancipate”, oppure con donne giovani apparentemente più bisognose di un sostegno o di una guida: tutto questo è molto rassicurante.
E che dire dei tanti episodi di violenza nei confronti delle donne, così eclatanti come gli omicidi, che sembrano confermare la difficoltà dell’uomo di riconoscere la parità nelle scelte di vita, di relazione: di fronte ad una donna che sceglie altro per sé, l’uomo non ha più il ruolo e il potere su di lei ed è difficile fare i conti con tutto questo quando non si ha alcuna dimestichezza con il mondo emotivo e quando ci si confronta con lo spauracchio “dell’impotenza”, patriarcalmente disdicevole e vergognosa.
Se da una parte giudica i valori femminili attraverso il suo patriarca interiore, dall’altra parte l’uomo ne ha bisogno per affermare sé stesso ed essere “a posto” nei confronti del suo patriarca: deve essere lui a portare i soldi a casa o almeno a guadagnare di più, perché è l‘uomo che provvede alla famiglia - ecco perché spesso nelle coppie dove è lei a guadagnare di più l’uomo sperimenta profondo disagio e depressione -; non deve assolutamente lasciare la famiglia, la moglie, ed a favore di questo gli sono concesse le relazioni extraconiugali: quello che non trova in famiglia lo troverà con un’amante per poter poi rientrare e sopportare quello che c’è in famiglia - è anche per questo che gli uomini sposati difficilmente lasciano le mogli, il patriarca glielo impedisce, impedisce loro di ascoltare i sentimenti a favore di un senso di responsabilità e di sacrificio -. Inoltre per il patriarca l’uomo deve risolvere da solo i problemi relativi alle persone che gli si sono affidate, senza confrontarsi. Capirete come sarà difficile allora accogliere la propria compagna o una collega donna come una interlocutrice nei momenti di difficoltà che peraltro spesso le trova coinvolte!
La sfida per l’uomo è ovviamente aprirsi alla sua vulnerabilità, al mondo emotivo, dare valore alle relazioni interpersonali, separarsi dal valore della prestazione, confrontarsi con l’impotenza e guardare alla donna come essere altro da sé che ora può non aver bisogno di lui in termini di sopravvivenza e di realizzazione.

 
LA MATRIARCA INTERIORE
Per bilanciare secoli di patriarcato, grazie anche al femminismo, vi è la riscoperta di valori matriarcali, valori che vivono con orgoglio le qualità del femminile. Ma è sempre la matriarca interiore, sia negli uomini che nelle donne, che pensa che la donna sia superiore all’uomo.
La matriarca incenerisce l‘uomo con uno sguardo, disprezza o ha un’opinione molto bassa dell’uomo. Come si sente un uomo di fronte allo sguardo di una donna che contiene questo disprezzo annientante, un disprezzo che risuona con la sua matriarca interiore che ha la stessa opinione di lui? Fuga, impotenza, senso di inadeguatezza, depressione, rabbia, (rabbia omicida?). Come si sentono i figli maschi che vivono con una madre separata che con le amiche parla del loro padre in toni tutt’altro che lusinghieri? In un mondo in cui i valori del maschile spesso vengono assimilati con i valori patriarcali, è facile per la donna e per gli stessi uomini “fare di tutta un erba un fascio”. E allora sarà molto difficile per un uomo districarsi in questo momento di passaggio epocale e sociale e di vuoto di punti di riferimento tra ciò che è obsoleto e distorto del maschile e ciò che invece sono la sua peculiarità, la sua bellezza e i suoi doni.

Nella donna, se da una parte la matriarca le permette di impegnarsi per dare a se stessa ed al suo essere donna valore e fiducia, dall’altra rischia di intrappolarla ed allontanarla dalla possibilità di trovare il giusto spazio nel nuovo mondo che avanza, relegandola quasi al ruolo di “giustiziera” nei confronti dei soprusi perpetrati sulle donne. Il rischio per la donna è di rimanere attaccata al passato senza aprirsi veramente alle nuove possibilità che le si offrono rispetto a se stessa ed all’uomo. La matriarca può indicare alle donne il valore del femminile - non permetterà mai il rinnego di questi valori - la sua saggezza ed il potere del femminile; ed aiuterà così la donna ad avvicinarsi all’uomo nella sua pienezza che non deve dimostrare nulla a nessuno, ma che è forte della propria saggezza e dei propri doni, aiutando l’uomo stesso a specchiarsi in lei per apprezzare ed imparare a padroneggiare ciò che il suo femminile interore gli può offrire.

 
CONCLUSIONI
In fondo in fondo sembra che sia uomini che donne abbiano difficoltà ad uscire da un mondo relazionale “maschilecentrico” dove solo i vecchi valori patriarcali legati alla supremazia dei valori maschili su quelli femminili sembrano essere il riferimento anche in questo momento di confusione, crisi e disorientamento. E’ proprio questa “vulnerabilità”, sono le antiche ferite, la paura del nuovo, sentimenti ed emozioni che abbiamo difficoltà ad ascoltare, perché dolorosi, che cerchiamo di esorcizzare o nascondere attraverso i comportamenti stereotipati condotti da questi due “pezzi da novanta” della nostra dinamica interiore: il patriarca e la matriarca.
Non è facile ripensarsi nei valori propri e nei comportamenti dopo secoli di automatismi e abitudini, ma credo profondamente che questa crisi nelle relazioni tra uomini e donne sia l’opportunità, la sfida a cui siamo chiamati, un ulteriore passo nell’evoluzione dell’essere umano. E’ necessario superare la paura del vuoto e dello sconosciuto per aprirsi all’opportunità che è celata: riconoscersi diversi nella parità e contribuire alla celebrazione del maschile e del femminile sulla Terra e nell’Universo.
 
 
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