 |
| PROGETTO
GILANIA / RELAZIONI2007 |
|
|
|
| |
RELAZIONI
CONVEGNO |
|
| |
 |
| |
Maternita' e maternage:
la naturale capacita' del femminile all'accudimento
|
| |
|
| |
Angela Zaccheroni - counselor
Paola Maletta – counselor |
| |
 |
| |
1° parte –
a cura di Angela Zaccheroni |
| |
NARRAZIONE
|
...e ora c'è una storia. E' una
storia in cui si racconta di una tribù in Africa, e se è
vera, è meraviglioso.
E se non è vera, dovrebbe esserlo.
In questa storia accade che quando una donna è incinta di un nuovo
bambino, tutte le donne del villaggio vanno con lei nella savana, e lei
siede al centro, e tutte le donne formano un cerchio intorno a lei.
E tutte le donne restano tranquillamente in ascolto, fino a che odono
la canzone del bimbo non ancora nato.
E poi, quando per il bambino giunge il momento di nascere, le donne si
riuniscono e con quel canto fanno entrare nel mondo il neonato.
Al neonato viene dato il benvenuto con la sua canzone personale.
E man mano che il bambino cresce e diventa un ragazzino o una ragazzina,
se diventa cattivo, o fa cose che non dovrebbe fare, l'intero villaggio
si riunisce e anziché punirlo, si dispone intorno a lui e canta
la canzone del bambino, per ricordare a quel ragazzino o ragazzina chi
è.
E nei momenti di passaggio importanti della vita, come ad esempio il matrimonio,
la canzone del bambino viene cantata di nuovo.
Così, la canzone accompagna il bambino attraverso tutta la sua
vita, e quando arriva il tempo di morire, l'intero villaggio si riunisce
e canta fuori l'anima, con la sua canzone.
Desideriamo per voi, per ognuno di voi, che cominciate ad udire la vostra
canzone, che possiate andare nella vita cantandola, sapendo che la vostra
canzone è perfettamente intonata al canto dell'Universo.
|
| |
Riflessioni |
Ecco quello di cui in tanti sentiamo
la mancanza, ecco quello che in tanti abbiamo perso in brevissimo tempo,
diciamo negli ultimi cinquant’anni: esistere in rapporto alla nostra
comunità.
Il nostro argomento, maternità e maternage, è
in questo racconto svolto in maniera positiva e naturale nella sua coralità;
nella nostra società invece la donna nel periodo gravidanza-parto-puerperio
è emotivamente sola e praticamente affidata a uno staff medico
con la conseguenza di togliere a tutto quel periodo ogni connotazione
di naturalità, e ciò si è rivelato talmente negativo
per lei che negli ultimi venti – trent’anni è stato
necessario inventare e istituire un altro tipo di gruppo solidale, quali
i corsi pre-parto, sempre gestiti da personale medico, e i gruppi di auto-aiuto
quali ad esempio La Leche League.
A livello biologico, come tutte le femmine di ogni specie,
siamo fatte apposta per procreare e assicurare la sopravvivenza della
specie; come le femmine di ogni altra specie, non dovremmo aver bisogno
che nessuno ci insegni cosa fare o come farlo meglio. Siamo invece arrivate
al punto in cui il livello sociale è più forte e più
potente del livello biologico: ci sentiamo più sicure se un medico
ci controlla durante tutta le gravidanza, siamo grate se ci fa un cesareo
o una epidurale così non sentiremo i dolori del parto, se abbiamo
difficoltà ad allattare chiediamo aiuto ad un esperto o passiamo
direttamente al latte in polvere, se abbiamo una depressione post-partum
ce ne vergogniamo e cerchiamo di nasconderla, tutto questo in nome del
Progresso, della Praticità, della Autonomia sentiti a livello sociale
come unici valori positivi, e da noi assorbiti come tali. Dimenticando
la semplicità della biologia, dimenticando di ascoltare il nostro
corpo, dimenticando la certezza che ciò che sentiamo è giusto
e buono per noi, dimenticando il valore antico e atavico di creare la
vita, e la sua magia.
La storia iniziale è così commovente anche
perché ci riporta ad una visione magica del venire al mondo, del
vivere e del morire. Questi temi sono sentiti e vissuti al giorno d’oggi
come abbastanza banali perché non sono sostenuti da un afflato
magico, o spirituale, né personale né corale.
|
| |
| Da dove incominciare? |
Fermiamoci
un po’. Immaginiamo un filo che tocca il nostro cuore, quello di
nostra madre, della vicina, della zia, dell’amica, nella nonna e
della bisnonna; cominciamo noi a sentire che effettivamente noi e loro
siamo parte di un qualcosa di grande; smettiamo di vivere ogni consiglio
e osservazione come un’intrusione. Cominciamo noi per prime ad ascoltare
il nostro corpo, e alleniamoci a credergli: “ciò che io sento
è giusto per me” vorrei che fosse il nostro motto, quello
dei nostri figli.
La
nostra e la loro vita sarà migliore se noi per prime sapremo attingere
da questi grandi comparti a disposizione: la nostra struttura sociale,
il nostro istinto biologico e la nostra intima fonte spirituale.
|
| |
 |
| |
|
|
2° parte –
a cura di Paola Maletta |
| |
La nostra
struttura sociale |
Cosa dire che non sia già stato
detto o che non sia banale? Questo è stato il mio grande dilemma
da dove non riuscivo ad uscire, come se fossi entrata in una fase di stallo
dove qualsiasi argomento che mi veniva in mente veniva scartato per banalità
o per non pertinenza dell’argomento, fino quando non ho pensato
di attingere dalla mia esperienza personale, dal mio vissuto che non poteva
essere banale perché unico.
E così vi ho presentato una parte della mia struttura sociale che
vuole che io sia sempre all’altezza della situazione, non vuole
che io scada mai nella banalità ed abbia sempre qualcosa di interessante
e motivante da comunicare, altrimenti è meglio tacere o non fare
niente. Questo è il mondo delle mie regole che ho assimilato nel
corso della mia vita e dalle quali non posso prescindere perché
esse bussano alla porta ogni volta che decido di fare, pensare o agire.
Naturalmente questo succede e succedeva anche rispetto
alla mia maternità dove chiunque ne sapeva più di me, a
partire dalla madre, suocera, dottori, infermieri ecc, l’elenco
era lungo ma soprattutto non contemplava la possibilità che io
potessi dire fare o intervenire perché chi ero io per saperne di
più di tutte queste persone? Non avevo neanche idea che ci fosse
una conoscenza istintiva che mi poteva guidare, anzi mi chiedevo dove
stesse di casa il famoso istinto materno che tutte sembravano sentire,
ma che io non percepivo e quindi mi sentivo doppiamente in fallo. Manco
l’istinto materno avevo! Quindi la mia insicurezza sull’accudimento
di mia figlia era totale, e non avevo nessuno con cui condividere queste
mie paure ed angosce, nessuno riusciva capire di cosa stessi parlando.
Tutti mi rispondevano che ero solo depressa e che tutto passava in automatico.
Il disagio continuava anche dopo perché non riuscendo
ad essere “perfetta” e all’altezza secondo le mie aspettative
non ero mai abbastanza: abbastanza madre, abbastanza moglie, abbastanza
me stessa. Mi sentivo sola ed incompresa nel mio destino, per le altre
persone invece era diverso e per sfuggire a questo disagio interiore mi
sono buttata sulla carriera lavorativa, perché il credo che i valori
del “lavoro” e “guadagno” portano è comunque
più prestigioso. Mia nonna e mia madre non hanno mai smesso di
insegnarmi questo, loro per prime hanno sacrificato tutto il loro sentire
femminile, figli e famiglia sono solo un dovere, il lavoro è l’unica
fonte di soddisfazione personale.
20 anni dopo ho letto il libro di Sidra Stone “The
Shadow King” e lì ho realizzato che era un inghippo dal quale
era possibilissimo uscire e che questo mio sentire e vissuto era molto
comune, che non ero così speciale e diversa da migliaia di altre
madri e mogli.
|
| |
| Il nostro istinto biologico |
| L’impatto definitivo
su questa realtà l’ho toccato quando 5 anni fa Ginger, la
mia cagnetta, ha partorito 7 bellissimi cuccioli. E quello che mi ha sorpreso
è stata la naturalezza e semplicità con la quale lei ha
affrontato tutta la faccenda. Nessun trauma, nessuna dipendenza da me
o altri, anche se io ho fatto le veci di sua madre, che era stata avvelenata
quando lei è nata. Eppure il suo istinto ha preso il sopravvento
sulla sua “struttura sociale” e ha agito come la biologia
le prescriveva, portando a compimento in modo eccellente il parto e l’allevamento
di 7 cuccioli incurante persino della sua giovanissima età, appena
1 anno.
Ho confrontato la mia esperienza con la sua e mi sono resa conto di quanto
avrei voluto reagire come lei quando le persone arrivavano e mi portavano
via Silvia, eppure per “buona educazione” soffocavo la rabbia
e la paura che potessero fare del male alla mia bambina perché
la mia razionalità e cortesia me lo imponeva. Fino a soffocare
tutti i miei istinti, eppure sarebbe così semplice, questo è
l’insegnamento che ho tratto dall’esperienza di Ginger. Ho
preso impatto di come la fiducia nel nostro sentire viene tagliata via
sin da piccole, e come questo ci espone alle critiche e commenti degli
altri facendoci vivere in un altalena di emozioni fuori dal nostro “controllo”,
perché mettiamo sempre fuori da noi la competenza e mai dentro
di noi.
Pensare a come sarebbe stata la mia esperienza se avessi avuto la fiducia
di Ginger, la capacità di connettermi al mio DNA mi ha fatto percepire
la potenza di questa conoscenza e la fiducia che ne deriva in se stessi,
e così ho scoperta una fonte interiore di autostima che non bisognava
imparare ma che era lì a disposizione, aspettava unicamente di
essere presa in considerazione. L’esperienza di Ginger mi ha fatto
percepire anche il valore profondo che è questa esperienza, lei
ha interrotto tutto il resto con semplicità ed efficacia, dando
il giusto valore e peso ad ogni fase, come se un orologio interiore le
avesse rimesso a posto le priorità, senza nessuna interferenza
esteriore. Lei si è vissuta la sua maternità in modo esemplare
e potevo solo imparare quanto la vita in fondo sia semplice
|
| |
| La nostra intima fonte spirituale |
E così scivoliamo nell’argomento
dell’esperienza “magica” , quando questa esperienza
si concretizza e riusciamo a percepire una dimensione cha va al di là
della dualità in cui siamo costretti in questo mondo fisico. Questa
dimensione ogni tanto affiora come per incanto nella nostra vita, non
può essere ricercata, studiata o voluta, essa semplicemente accade.
E nella mia esperienza personale il momento del parto è stata questa
esperienza dove ho toccato con mano di essere una dea, la dea della riproduzione,
mi sono sentita grande, potente, piena ed appagata. Ho sentito in pieno
la potenza del mio corpo che aveva appena partorito, perché sulla
mia pancia c’era una creatura vivente, Silvia: avevo generato nuova
vita, un essere vivente.
Questa sensazione purtroppo l’ho vissuta in solitudine,
nella mia famiglia la spiritualità viene considerato un atteggiamento
non produttivo, anzi esso intralcia ti impedisce a perseguire i tuoi obiettivi.
La mia famiglia ha tarpato questo anelito che si era presentato in me
già in giovanissima età, dopo un incidente frequentavo la
chiesa, andavo a messa e parlavo con il prete e sin da allora hanno fatto
in modo che io mi sentissi sempre strana quando vivevo queste esperienze,
come se avessi incontrato un UFO, di cui parlavo ma nel quale nessuno
credeva e quando mi andava bene mi stavano ad ascoltare solo per educazione.
Così ho smesso di parlarne e poi anche di accorgermi di vivere
queste esperienze, fino ad arrivare alla negazione di esse.
Il parto mi ha proiettato con violenza ed aggressività
in questa esperienza così totalizzante, in quel momento si sfiora
la morte, si sente che la razionalità cade e tu ti arrendi al tuo
corpo. La natura mi ha dato la possibilità di vivere questa esperienza
così magica, ma la mia struttura sociale acquisita non mi ha permesso
di integrarla nella mia vita, dandomi quella fiducia in me e nelle mie
sensazioni che avrebbero facilitato di molto il mio compito di futura
madre e moglie. Così ho dovuto rimandare questo momento a quando
mia figlia si è ammalata gravemente ed io sono stata proiettata
di nuovo con aggressività e violenza in questo mondo così
fisico dove la razionalità non può aggiustare e governare,
né controllare gli avvenimenti. Solo allora ho preso coscienza
che le priorità andavano riviste, che la mia parte istintiva e
naturale andava ripescata al più presto e che avevo bisogno di
urlare il mio bisogno di spiritualità perché senza di essa
non avrei mai potuto integrare l’esperienza di morte che dovevo
affrontare, ma soprattutto volevo con tutta me stessa ripescare le parti
di me soffocate in modo da poter guardare con pari dignità negli
occhi il mio Uomo. |
| |
 |
| |
| Bibliografia che ci
ha ispirato e ci ha accompagnato in questo percorso personale: |
| •
THE
SHADOW KING – Sidra Stone
•
IL
DIALOGO DELLE VOCI INTERIORI – Hal & Sidra Stone
•
LA
COPPIA VIVA – Hal & Sidra Stone
•
DONNE
CHE CORRONO COI LUPI – Clarissa Pinkola Estés
•
LA
TERRAZZA PROIBITA – Fatema Mernissi
•
L’HAREM
E L’OCCIDENTE – Fatema Mernissi
•
IL
CORPO GIUSTO - Eve Ensler
•
MONOLOGO
DELLA VAGINA – Eve Ensler |
| |
 |
| |
|